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19 Lug

Siamo sempre più diversamente intelligenti

Diversamente intelligenti

Brent Bratsberg e Ole Rogeberg sono due ricercatori del Centro di Studi Economici norvegese “Ragnar Frisch” e studiano da anni il QI, il quoziente intellettivo, dei giovani connazionali su un campione di test svolti tra gli anni 1970 e 2009, ad oggi più di 700 mila questionari. I test esaminati sono quelli cui si sottopongono i giovani norvegesi appena maggiorenni che iniziano il servizio militare obbligatorio.

La notizia è che i ragazzi secondo i test sono sempre meno intelligenti: fino agli anni 70, per la precisione il 1975, il QI era cresciuto costantemente, almeno queste erano le conclusioni del filosofo neozelandese James Flynn, che dimostrò che la crescita del QI era una costante nel mondo occidentale industrializzato del secondo dopoguerra. Ora il cosiddetto effetto Flynn è venuto meno e con esso l’ottimismo con cui si valutava l’impatto della crescita economica sul livello di istruzione e di “intelligenza” dei cittadini. Lo studio dei ricercatori norvegesi giunge alle stesse conclusioni di altri lavori simili condotta in altri paesi del mondo occidentale.
Cosa è successo negli ultimi quarant’anni? Le risposte sono diverse: si ipotizza una relazione tra il QI e lo stile di vita e il regime alimentare, oppure una scarsa efficacia dei test e la composizione del campione analizzato. La più spiegazione più convincente sembra però essere quella apparentemente più facile da intuire: è cambiato il mondo e il modo di comunicare. Le immagini prendono il sopravvento sulla parola e il modo di rappresentare la realtà rinvia meno alla capacità di definire categorie e astrazioni. In breve non siamo più stupidi, ma con ogni probabilità “diversamente” intelligenti. Ragioniamo per immagini e in maniera molto più rapida, disponiamo di strumenti decisamente superiori per potenza ed interattività. Conclusione: se cambia il mondo e quello che vale è l’intelligenza nell’adattarsi ai cambiamenti e governarli allora serve un test QI nuovo. Ed al di là degli effetti ancora da chiarire di un uso compulsivo dello smartphone, il nostro cervello gode di buona salute e i nostri ragazzi non sono diventati più stupidi….

(Notizia riportata in un articolo della Gazeta Wiborcza, tradotto da “La Repubblica” e pubblicato nell’inserto “FuoriCampo” di sabato 14 Luglio 2018)


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