Quando un lavoro si può definire dignitoso?

Lavoro dignitoso

Secondo l’OCSE il lavoro si può definire dignitoso quando risponde a tre parametri che sono la qualità dei guadagni, in termini di compenso medio, la sicurezza del mercato del lavoro, ovvero la possibilità di ottenere redditi che consentano la sopravvivenza e agevolino percorsi di inserimento o reinserimento, ed infine la qualità dell’ambiente di lavoro, definita dall’orario e dalle relazioni nell’ambiente di lavoro.
A partire da questi parametri l’Italia figura al quinto posto nella speciale classifica del lavoro a rischio di povertà stilata da Eurofound. Peggio di noi Romania, Grecia, Spagna ed Estonia.
Ed ancora, secondo l’INPS in Italia ci sono 2,5 milioni di working poor, ovvero lavoratori il cui salario li pone al di sotto della soglia di povertà assoluta. Di questi un milione sono lavoratori autonomi, gli altri sono lavoratori dipendenti nel settore privato.

Come si fa dunque a garantire un lavoro dignitoso? Si combatte la concorrenza sleale e il conseguente dumping sociale tra diverse forme di lavoro e si potenzia l’infrastruttura dei servizi al lavoro. Soprattutto però si punta sulla formazione continua, con garanzia di accesso universale.

Per approfondire si rimanda al Manifesto “Nessun futuro per il lavoro senza innovazione sociale” del World Employment Confederation.


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