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05 Ott

La valutazione dell’impatto sociale

Valutazione dell'impatto sociale

Durante la due giorni del Salone della CSR e dell’innovazione sociale di Milano si è parlato moltissimo di valutazione dell’impatto sociale e della necessità di diffonderne la cultura come metodo di progettazione ed autovalutazione, sia per l’amministrazione pubblica che per gli operatori del terzo settore e del non profit.
In particolare, a Milano gli esperti del settore si sono confrontati sulle modalità con cui il concetto di valutazione è stato divulgato ed è oggi utilizzato. Parlare di SROI va di moda, va un po’ meno di moda parlare di analisi controfattuali, campioni di controllo e tecnicismi del genere, nonostante nell’impatto quello che fa la differenza sia proprio il metodo.
La valutazione dell’impatto sociale è nata come metrica per l’assegnazione dei fondi pubblici nei Paesi anglosassoni, per poi diventare un modello acquisito dagli investitori privati. Questo concetto ha aumentato la comunicazione tra il mondo del profit e quello del non profit. Nonostante ciò il divario rimane significativo. Le aziende private dimostrano sempre maggior interesse per la valutazione dell’impatto generato dal proprio business, nonostante il lavoro per la misurazione sia oneroso e complesso. E nonostante per ora non sembra ci sia grande consapevolezza sul motivo per cui ci si vuole valutare.
Valutazione d’impatto e “responsabilità sociale” sono cose distinte e fare la valutazione non fa diventare più o meno bravi nei confronti della comunità.
Secondo Federico Mento, Segretario generale Social Value Italia, il processo della valutazione dell’impatto generato è innanzitutto una autovalutazione dei processi e delle performance con l’obiettivo di migliorare le proprie decisioni sia nel caso del profit che nel caso di imprese del Terzo settore. L’apprendimento che ne consegue dovrebbe servire per modificare ed integrare nuovi metodi nel modello di business per creare valore non solo economico ma anche sociale. Il beneficio per l’azienda diventa poi maggiore quando l’orientamento alla valutazione diventa un processo virtuoso autogenerativo ripetuto nel tempo.
Dalla Bocconi comunque il segnale è chiaro: c’è il ROI e c’è lo SROI, e i mondi del profit e del non profit finalmente incominciano ad avvicinarsi, o almeno a dialogare.

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