Blog Single

30 Giu

Come cambia il sistema nazionale dei Servizi al Lavoro

Come cambia il sistema nazionale dei Servizi al Lavoro

Proprio pochi giorni fa avevamo presentato sul nostro sito un articolo Annunciando la nascita della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e alla conseguente riforma nazionale dei servizi per il lavoro.

Ora, avendo potuto visionare il testo del decreto, siamo in grado di esprimere alcune perplessità in riferimento a quanto accadrà nel prossimo futuro e a come cambierà (o dovrebbe cambiare) il sistema.

Innanzitutto, con la costituzione dell’ANPAL come nuovo soggetto unico di coordinamento e indirizzo nazionale, si è compiuto un deciso passo indietro in quel processo di integrazione fra pubblico e privato, che, partendo dagli albori del pacchetto Treu del 97, passando per la riforma Biagi del 2003, aveva portato negli ultimi anni all’accreditamento, su base regionale, di una serie di soggetti privati che potevano a tutti gli effetti svolgere attività parallelamente alle strutture pubbliche.

La conferma dello stato occupazionale, la presa in carico, e la conseguente stipula di un patto individuale in cui identificare modalità e tempistiche di coinvolgimento nel processo di politica attiva del disoccupato, torneranno invece, con questo decreto legislativo, di pertinenza unica del sistema pubblico, e quindi dei centri per l’impiego.

Questa nuova riforma prevede altresì che l’ANPAL definisca linee guida di intervento valide per tutto il territorio nazionale, e costituisca un nuovo albo di accreditamento per tutti gli operatori di mercato del lavoro che abbiano determinati requisiti. Di qui, poi, le competenze di programmazione e gestione verranno affidate alle regioni, che avranno il loro braccio operativo nei centri per l’impiego territoriali.

La sensazione è che ci troviamo, una volta di più, di fronte ad una strategia politica di stampo dirigista e centralista, in cui la direzione unica della struttura pubblica rischia, da un lato, di soffocare l’iniziativa e la possibilità di contaminazione positiva da parte del settore privato, oltre che, per evidenti motivazioni di carattere operativo e burocratico, dall’altro, di rallentare e frammentare il flusso e la continuità dei servizi, come troppo spesso abbiamo visto capitare nel sistema pubblico nazionale.

Il vero rischio, e sarebbe un peccato, è quello, in un’ottica del tutto italiana, di gettare il bambino con l’acqua sporca, andando a cancellare d’un colpo il sistema di accreditamento che le regioni più virtuose avevano creato in questi anni, perdendo anche i plus e il background che questo aveva portato.

Forse, una volta tanto, varrebbe la pena di migliorare e razionalizzare le strutture esistenti, senza dover sempre ripartire da zero, generando inevitabili doppioni o inutili sovrapposizioni.

Per rendersi conto della scarsa razionalità di questa nuova riforma, basta analizzare come è stato introdotto l’assegno di ricollocazione nel complesso degli altri strumenti già presenti.

L’assegno di ricollocazione spetterà ai disoccupati con più di sei mesi di anzianità, che abbiano già terminato di fruire di eventuali sostegni al reddito, e che potranno “spenderlo” presso una delle strutture accreditate per un percorso di accompagnamento al lavoro.

Non sarebbe stato forse più organico e coerente associare l’assegno di ricollocazione agli strumenti di politica passiva, e renderli quindi vincolati all’attività di ricerca attiva di una nuova e congrua occupazione?

Al di là delle decisioni politiche o delle riforme strutturali, in materia di servizi al lavoro, è davvero giunto il momento di creare un sistema che sia spostato decisamente verso le politiche attive, con importanti stimoli e regole certe  per i soggetti disoccupati o a rischio, in cui gli strumenti offerti dallo stato siano delle vere e proprie armi per affrontare le difficoltà del mercato, e non dei semplici cuscinetti per guadagnare tempo.

In conclusione, per ora, possiamo dire che questa riforma non ci convince, e che risulta comunque ben lontana da quei requisiti di efficienza ed efficacia che sarebbero necessari per operare nel mercato attuale.

Articoli correlati

Lascia un commento