doti Archivi - Federformazione https://federformazione.it/tag/doti/ Federazione Italiana degli Organismi di Formazione ed Orientamento Thu, 18 Oct 2018 10:56:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://federformazione.it/wp-content/uploads/2015/12/cropped-feder_logo_q-32x32.png doti Archivi - Federformazione https://federformazione.it/tag/doti/ 32 32 Link testo integrale decreto sul riordino delle Politiche del Lavoro https://federformazione.it/link-testo-integrale-decreto-sul-riordino-delle-politiche-del-lavoro/ https://federformazione.it/link-testo-integrale-decreto-sul-riordino-delle-politiche-del-lavoro/#respond Wed, 01 Jul 2015 20:19:37 +0000 https://federformazione.it/?p=107 Ecco il link da cui scaricare il testo integrale del decreto sul riordino delle Politiche del Lavoro Dal sito http://www.pietroichino.it/ http://www.pietroichino.it/wp-content/uploads/2015/06/AG-177.Anpal_.pdf

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Ecco il link da cui scaricare il testo integrale del decreto sul riordino delle Politiche del Lavoro

Dal sito http://www.pietroichino.it/

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Come cambia il sistema nazionale dei Servizi al Lavoro https://federformazione.it/come-cambia-il-sistema-nazionale-dei-servizi-al-lavoro/ https://federformazione.it/come-cambia-il-sistema-nazionale-dei-servizi-al-lavoro/#respond Tue, 30 Jun 2015 22:11:13 +0000 https://federformazione.it/?p=78 Come cambia il sistema nazionale dei Servizi al Lavoro Proprio pochi giorni fa avevamo presentato sul nostro sito un articolo Annunciando la nascita della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e alla conseguente riforma nazionale dei servizi per il lavoro. Ora, avendo potuto visionare il testo del decreto, siamo in grado… Continua a leggere Come cambia il sistema nazionale dei Servizi al Lavoro

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Come cambia il sistema nazionale dei Servizi al Lavoro

Proprio pochi giorni fa avevamo presentato sul nostro sito un articolo Annunciando la nascita della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e alla conseguente riforma nazionale dei servizi per il lavoro.

Ora, avendo potuto visionare il testo del decreto, siamo in grado di esprimere alcune perplessità in riferimento a quanto accadrà nel prossimo futuro e a come cambierà (o dovrebbe cambiare) il sistema.

Innanzitutto, con la costituzione dell’ANPAL come nuovo soggetto unico di coordinamento e indirizzo nazionale, si è compiuto un deciso passo indietro in quel processo di integrazione fra pubblico e privato, che, partendo dagli albori del pacchetto Treu del 97, passando per la riforma Biagi del 2003, aveva portato negli ultimi anni all’accreditamento, su base regionale, di una serie di soggetti privati che potevano a tutti gli effetti svolgere attività parallelamente alle strutture pubbliche.

La conferma dello stato occupazionale, la presa in carico, e la conseguente stipula di un patto individuale in cui identificare modalità e tempistiche di coinvolgimento nel processo di politica attiva del disoccupato, torneranno invece, con questo decreto legislativo, di pertinenza unica del sistema pubblico, e quindi dei centri per l’impiego.

Questa nuova riforma prevede altresì che l’ANPAL definisca linee guida di intervento valide per tutto il territorio nazionale, e costituisca un nuovo albo di accreditamento per tutti gli operatori di mercato del lavoro che abbiano determinati requisiti. Di qui, poi, le competenze di programmazione e gestione verranno affidate alle regioni, che avranno il loro braccio operativo nei centri per l’impiego territoriali.

La sensazione è che ci troviamo, una volta di più, di fronte ad una strategia politica di stampo dirigista e centralista, in cui la direzione unica della struttura pubblica rischia, da un lato, di soffocare l’iniziativa e la possibilità di contaminazione positiva da parte del settore privato, oltre che, per evidenti motivazioni di carattere operativo e burocratico, dall’altro, di rallentare e frammentare il flusso e la continuità dei servizi, come troppo spesso abbiamo visto capitare nel sistema pubblico nazionale.

Il vero rischio, e sarebbe un peccato, è quello, in un’ottica del tutto italiana, di gettare il bambino con l’acqua sporca, andando a cancellare d’un colpo il sistema di accreditamento che le regioni più virtuose avevano creato in questi anni, perdendo anche i plus e il background che questo aveva portato.

Forse, una volta tanto, varrebbe la pena di migliorare e razionalizzare le strutture esistenti, senza dover sempre ripartire da zero, generando inevitabili doppioni o inutili sovrapposizioni.

Per rendersi conto della scarsa razionalità di questa nuova riforma, basta analizzare come è stato introdotto l’assegno di ricollocazione nel complesso degli altri strumenti già presenti.

L’assegno di ricollocazione spetterà ai disoccupati con più di sei mesi di anzianità, che abbiano già terminato di fruire di eventuali sostegni al reddito, e che potranno “spenderlo” presso una delle strutture accreditate per un percorso di accompagnamento al lavoro.

Non sarebbe stato forse più organico e coerente associare l’assegno di ricollocazione agli strumenti di politica passiva, e renderli quindi vincolati all’attività di ricerca attiva di una nuova e congrua occupazione?

Al di là delle decisioni politiche o delle riforme strutturali, in materia di servizi al lavoro, è davvero giunto il momento di creare un sistema che sia spostato decisamente verso le politiche attive, con importanti stimoli e regole certe  per i soggetti disoccupati o a rischio, in cui gli strumenti offerti dallo stato siano delle vere e proprie armi per affrontare le difficoltà del mercato, e non dei semplici cuscinetti per guadagnare tempo.

In conclusione, per ora, possiamo dire che questa riforma non ci convince, e che risulta comunque ben lontana da quei requisiti di efficienza ed efficacia che sarebbero necessari per operare nel mercato attuale.

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Riordino delle politiche attive del lavoro: il ruolo dei fondi interprofessionali https://federformazione.it/riordino-delle-politiche-attive-del-lavoro-il-ruolo-dei-fondi-interprofessionali/ https://federformazione.it/riordino-delle-politiche-attive-del-lavoro-il-ruolo-dei-fondi-interprofessionali/#respond Tue, 30 Jun 2015 20:00:17 +0000 https://federformazione.it/?p=104 Leggendo l’articolo di approfondimento pubblicato su www.bollettinoadapt.it il 24/06/2015, che prendeva in esame il provvedimento di riordino delle politiche attive del lavoro, con particolare focus sul ruolo dei fondi interprofessionali, vorremmo esporre alcuni nostri punti di vista, in quanto rappresentanti di molti enti di formazione che da anni collaborano con efficacia e profitto con tutti… Continua a leggere Riordino delle politiche attive del lavoro: il ruolo dei fondi interprofessionali

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Leggendo l’articolo di approfondimento pubblicato su www.bollettinoadapt.it il 24/06/2015, che prendeva in esame il provvedimento di riordino delle politiche attive del lavoro, con particolare focus sul ruolo dei fondi interprofessionali, vorremmo esporre alcuni nostri punti di vista, in quanto rappresentanti di molti enti di formazione che da anni collaborano con efficacia e profitto con tutti i fondi esistenti.

I fondi interprofessionali si possono tranquillamente considerare la principale fonte di finanziamento cui attingono le imprese italiane per le attività di formazione dei propri dipendenti, come testimonia anche l’ultimo rapporto ISFOL sulla formazione continua, pubblicato nel marzo scorso.

La posizione di Federformazione

Ci fa piacere leggere che anche una fonte autorevole come ADAPT riconosca le gravi difficoltà attraverso cui i fondi hanno dovuto operare in questi ultimi anni, vista la confusione del quadro normativo di riferimento, e le continue riduzioni in termini di risorse, dovute ai numerosi prelievi forzati da parte del Governo.
Tuttavia non ci troviamo d’accordo riguardo le critiche alle logiche strategiche e di funzionamento degli stessi fondi.
Considerando che, nonostante gli ostacoli appena citati, il numero delle aziende aderenti ai fondi è in continua e progressiva crescita, viene naturale ritenere la loro funzione di ottima qualità ed efficacia: il dato di fatto pare incontrovertibile, il bacino di riferimento premia i fondi interprofessionali, perché le aziende li ritengono lo strumento più efficiente nella risposta ai loro bisogni formativi.
Riesce difficile immaginare come un sistema che deve soddisfare sempre più richieste, e a cui vengono ridotte le disponibilità, possa fare meglio di quanto sia stato fatto negli ultimi anni.

Purtroppo la strategia di fondo al decreto di riordino delle politiche del lavoro si mostra totalmente orientata verso una logica dirigista e centralista, infatti, anche in riferimento alla formazione professionale, ed ai fondi interprofessionali in particolare, la tendenza è sempre più quella di porre tutti i soggetti del sistema sotto una guida unica a valenza nazionale e pubblica.
Questo tipo di approccio porterà, dal nostro punto di vista, due differenti tipologie di problemi che andranno a discapito degli utenti finali della formazione professionale.

Innanzitutto non si può dimenticare che i fondi nascono all’interno di quel ricchissimo substrato che è la bilateralità, in cui confluiscono bisogni e visioni provenienti sia dalle imprese che dai lavoratori, e solo grazie a questa pluralità si possono costruire strumenti in grado di soddisfare davvero le parti in gioco. E’ inutile sottolineare una volta di più, come un sistema ad indirizzo pubblico non farebbe altro che allontanare le imprese dal centro strategico/decisionale.

In secondo luogo, visto che il decreto, da un lato sembra ricondurre le risorse gestite dai fondi interprofessionali nell’alveo pubblicistico, e dall’altro vorrebbe limitarne la fruizione a quei soggetti che siano accreditati al sistema nazionale per la formazione, ci pare di intravedere un mal celato tentativo di portare questi fondi nel calderone unico delle risorse pubbliche, in barba a tutti i recenti indirizzi giurisprudenziali.
Una tale operazione sarebbe tremendamente dannosa per le imprese e per gli enti di settore, in quanto toglierebbe quei requisiti di flessibilità e reattività che da sempre caratterizzano i fondi interprofessionali, e ingesserebbe il sistema riproducendo tutti i limiti tipici del sistema pubblico, che fino ad ora i fondi avevano dimostrato di poter superare.

Davide Gianluigi Resmini
Responsabile comunicazione esterna Federformazione

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