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24 Mag

Smart working: più vantaggi o svantaggi?

Settimana smart working 2019

Si conclude oggi la settimana dello smart working nel comune di Milano, un’iniziativa nata nel 2017 come evoluzione della giornata del lavoro agile introdotta tre anni prima. Da lunedì 27, invece, sarà il turno del Veneto.

Ma che cos’è lo smart working e perché è stata istituita una settimana a lui dedicata?

In questo articolo andremo ad analizzarlo, partendo dalla definizione introdotta con la Legge 81/2017.

Vedremo in seguito i dati relativi alla sua diffusione in Italia, esponendo benefici e svantaggi.

Infine esporremo la posizione della nostra Associazione a riguardo, tramite una breve intervista al presidente Diego Castagno.

Che cos’è lo smart working

Con la definizione di lavoro agile si pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto.

Ma vediamo subito come viene definita.

Lo smart working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali. Essa viene stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. Tale modalità, pertanto, consente al lavoratore di conciliare lavoro e vita privata ed, al contempo, di favorire la crescita della sua produttività.

Ai lavoratori agili viene garantita parità di trattamento rispetto ai colleghi che operano in modalità tradizionale. È, quindi, prevista la tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate nella circolare INAIL 48/2017.

Secondo Daniele Rao, Senior Director della società di analisi Idc Italia:

“Il paradigma Digital Workspace oggigiorno sostituisce quello della postazione fisica di lavoro. Il focus si sposta dal “quando entri, quando esci e dove sei” ad un più moderno “chi sei e cosa fai”.

In ambienti sempre più popolati da lavoratori in movimento, le postazioni fisiche tendono ormai a essere superate in favore di spazi di lavoro online dove ogni soggetto può accedere alle proprie informazioni indipendentemente dal luogo, dal momento o dal dispositivo utilizzato.

Lo smart working in Italia

Il tema del lavoro agile è uno dei più dibattuti nel mondo del lavoro, che si divide tra favorevoli e contrari.

Ma qual è l’approccio delle aziende italiane nei confronti di questo strumento?

Secondo i dati 2018 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, si stima che gli italiani che lavorano con questa modalità sono circa 480.000. Un trend in crescita del 14% tra il 2016 e il 2017.

Se da una parte questa forma di lavoro flessibile è sempre più richiesta, esistono ancora alcuni ostacoli culturali che impediscono al lavoro agile di estendersi su larga scala.

Una ricerca di Randstad Workmonitor condotta su un campione di 400 lavoratori di età compresa tra 18 e 65 anni ha rivelato una crescente richiesta di flessibilità ed autonomia professionale, ma anche una resistenza culturale di una buona parte di lavoratori e imprese che rimangono ancora fedeli alle forme lavorative più tradizionali.

Dai dati relativi ai lavoratori italiani, emerge che nel nostro Paese 8 dipendenti su 10 apprezzano lo smart working per vari motivi.

Vediamo più nel dettaglio la situazione.

I vantaggi dello smart working

  • Il primo e più evidente beneficio del lavoro agile è legato alla logistica. Evitando di doversi recare presso la sede aziendale il lavoratore può abbattere lo stress del viaggio. Lo smart working permette, inoltre, di evitare sprechi di tempo per raggiungere il luogo imposto.
  • Il secondo vantaggio è legato ad un miglior equilibrio tra vita privata e professionale del lavoratore. Oggi i giovani in cerca di lavoro considerano come un elemento di grande rilevanza la possibilità di poter conciliare al meglio i due aspetti e tendono, pertanto, a preferire le aziende che prevedono modalità di smart working. Allo stesso modo, anche i lavoratori con famiglia cercano sempre più di sovente soluzioni che prevedano maggior flessibilità, così da poter conciliare impegni lavorativi e familiari.
  • Il terzo beneficio per cui le persone apprezzano la possibilità di poter operare da remoto è l’aumento della propria produttività. I lavoratori si sentono più responsabilizzati. Questo comporta un miglioramento delle performance e dei risultati raggiunti. A cascata, questo aspetto si ripercuote in un aumento della motivazione e della soddisfazione dei dipendenti nei confronti del proprio lavoro.

Criticità dello smart working

Non tutti i lavoratori italiani apprezzano il lavoro agile.

Chi per un fatto culturale, chi per questioni logistiche, sono diversi i motivi di chi ancora preferisce il lavoro tradizionale.

Di seguito le principali evidenze emerse.

  • Isolamento: lo smart working crea una distanza tra lavoratore agile e dinamiche d’ufficio. Questa talvolta viene percepito come un aspetto negativo poiché non favorisce lo scambio di idee con i colleghi
  • Difficoltà nella pianificazione delle attività
  • Se da un lato il lavoro agile può consentire di evitare di essere disturbati dai colleghi, dall’altro può portare ad un aumento delle distrazioni derivanti da fonti esterne.

L’importanza della formazione

Lo smart working richiede competenze specifiche per supportarne la corretta attivazione in azienda.

Prima di avviare la sperimentazione in azienda occorre analizzare la propria maturità culturale per capire quanto sia compatibile con la nuova modalità lavorativa. Le risorse interne sono improntate alla flessibilità ed al superamento delle gerarchie?

Abbiamo davvero tutte le competenze necessarie a supportare il nostro progetto di smart working?

Molte aziende ritengono che per l’estensione di tale modalità sia importante diffondere una cultura aziendale basata sulla fiducia nell’impresa, sull’attitudine all’autonomia e alla responsabilità, sulla predisposizione al cambiamento ed all’utilizzo di strumenti digitali. Il tutto, ovviamente, deve essere accompagnato da un sistema di valutazione dei risultati attraverso opportuni indicatori chiave di performance (KPI).

Come può la formazione agevolare la diffusione del lavoro agile

Secondo Diego Castagno, Presidente di Federformazione:

Lo smart working è uno degli aspetti della grande trasformazione in atto legata alla digitalizzazione. Cambia il mondo del lavoro e il modo di lavorare e cambia il modo di concepire il lavoro stesso secondo paradigmi nuovi e inediti tra opportunità e rischi.

Il passaggio verso lo smart working è una delle frontiere del cambiamento su cui il mondo della formazione può esercitare un ruolo molto importante. Questo perché il cambiamento va gestito e accompagnato. Si inserisce in un quadro strategico e porta ad una maggiore sostenibilità di sviluppo. Va però accompagnato da un processo di tras-formazione della vision delle aziende centrate sulla valorizzazione della persona.

Conclusioni: smart working si? Smart working no?

Sebbene lo smart working si stia diffondendo in Italia, sono ancora molte le barriere soprattutto culturali da superare da parte dei lavoratori. Le aziende, dal canto loro, devono migliorare l’aspetto dell’organizzazione del lavoro e riuscire a trovare un compromesso che soddisfi sia i dipendenti sia le esigenze dell’azienda stessa.

Non solo barriere legate all’aspetto psicologico però. Occorre anche considerare che per il 70% degli intervistati la propria posizione lavorativa non consentirebbe di operare in autonomia e lontano dal proprio ufficio.


p.s. Sei interessato ad attivare un rapporto lavorativo di smart working?

Ecco tutto quello che devi sapere.

Le procedure per attivare il lavoro agile

La normativa per l’adozione dello smart working richiede un accordo scritto tra datore di lavoro e dipendente.
La Legge n. 81/2017 conferma quindi l’elemento della volontarietà tra le parti e stabilisce i suoi contenuti minimi:

Durata.

L’accordo può essere a tempo indeterminato o determinato.
Il recesso è possibile con un preavviso di almeno 30 giorni (90 per i lavoratori disabili) per gli accordi a tempo indeterminato o in presenza di un giustificato motivo.

Come e quando.

L’accordo deve contenere la disciplina dell’esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali. gli strumenti tecnologici utilizzati ed il rispetto del diritto alla disconnessione per il lavoratore.

Potere di controllo e disciplinare.

Nell’accordo devono essere illustrate le modalità di controllo della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, tenendo conto dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.

 

 

 

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