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04 Dic

Contributi per una formazione che forma: parte 1

La necessità di fare formazione“Contributi”: molto si può dire e molto c’è da fare nell’ambito della formazione. La nostra intenzione è quella di proporre di volta in volta delle riflessioni e delle distinzioni all’interno di un panorama molto vasto e complesso, che ancora troppo spesso viene affrontato con superficialità sia da parte di chi offre sia da parte di chi usufruisce e di chi commissiona.

Ecco quindi “che forma” con attenzione alla qualità del risultato, che è misurabile solo all’interno di uno scenario ad ampio raggio, a lungo termine, in un’ottica sistemica.

L’importanza della formazione

La formazione non è certo un costo. (Quanto vi pesano e quanto vi costano l’ignoranza e la mancanza di formazione? Provate a pensarci!) Non è nemmeno un investimento del quale misurare il R.O.I. immediatamente (un investimento con l’elastico corto, che deve subito tornare indietro). Non può essere nemmeno un obbligo al quale rispondere con un adempimento formalmente ineccepibile ma vuoto di significato e di utilità.

La formazione è una necessità.

Apprendiamo lungo tutto l’arco della vita e possiamo farlo indipendentemente da ogni tipo di istituzione ed agenzia che ce lo proponga.

Questo è certo.

Ma oltre ed al di fuori dei percorsi scolastici, universitari e professionali, abbiamo bisogno di dare organicità e struttura ai nostri apprendimenti, di riflettere e di trovare collegamenti tra le esperienze pregresse e quelle attuali. Insomma, di trasformare in risorse, conoscenze e competenze ciò che abbiamo spontaneamente o volontariamente appreso. E questa è un’operazione che non possiamo fare da soli.

La formazione come guida

La formazione ci guida nell’apprendere, nell’ampliare i nostri schemi abituali di pensiero e di operatività, nello sperimentare ulteriori punti di vista. Anche quando aggiorna su un nuovo tornio, un nuovo tipo di bisturi elettronico, un software o la normativa sulla sicurezza.

Se non è in grado di confrontarsi con l’apprendimento e con le routine e gli schemi individuali, non è formazione.

Questo vale appunto per ogni area, ogni argomento, ogni compito, livello e ruolo, senza eccezioni. Dal receptionist al CEO. E vale anche per i formatori, ai quali non bastano alcune tecniche per gestire l’aula (spesso non facilmente distinguibili da meri trucchetti per l’intrattenimento) ma ai quali occorre una visione “formativa” e una serie di competenze che non si concentrano solo sulla materia, che è fondamentale conoscere bene, ma che vanno ben oltre e fanno strettamente parte delle competenze di un formatore. Anche di un ingegnere specializzato in robotica.

Di cosa abbiamo bisogno

Servono cornici teoriche, che diano chiarezza e sostegno a modelli che si traducono poi in operatività, la quale a sua volta si deve collegare con i modelli e le cornici teoriche in un circolo virtuoso di significato e di valore per la formazione.
Essa va poi “messa a misura” degli obiettivi che di volta in volta si pone e del livello di partenza di ogni singolo fruitore.

La formazione ha bisogno di supporti formidabili per rilevare le effettive necessità che un’organizzazione, un gruppo o un singolo possono avere, per definire piani formativi che rispondano alle esigenze espresse (e frequentemente inespresse, anche più importanti), strutturandoli in maniera chiara e riconoscendone i risultati.

Si prende cura di tutto il processo e del clima relazionale ed emotivo che si crea in ogni fase e valorizza i contributi che ciascuno apporta.

Si tratta soprattutto di facilitare a ogni persona il percorso che, partendo da necessità di aggiornamento e di crescita, le permetta di accettare nuove sfide e nuovi apprendimenti, di trasformare le esperienze pregresse in risorse disponibili e significative e non di mantenerle come un impedimento… perché si è sempre fatto così e quindi io continuo a fare così, costi quel che costi e quale che sia la situazione attuale.

Privilegiare la funzionalità

Da qui possono infine discendere scelte riguardanti progetti, programmi, modalità, metodologie che devono essere funzionali alla formazione e non scelti perché di moda, provenienti dall’estero o dal guru di turno.

Così ciò che era funzionale diventa fine a se stesso.

L’esercizio diventa un rituale.

L’operatore diviene oggetto di idolatria.

Lo strumento diventa un totem.

Ed infine i totem passano di moda.

Cerchio chiuso!

La formazione è sempre un percorso di apprendimento, di arricchimento e di crescita

Non è necessariamente un processo psicologico, che non è campo della formazione.

Come si declina allora? Non tanto in corsi, il cui lungo elenco compare in molti cataloghi, quanto in progetti e attività che analizzano l’effettiva situazione dell’organizzazione e delle persone da formare. In aggiunta descrivono la situazione di arrivo senza ridurla a sole percentuali e statistiche e poi definiscono tutto ciò che è utile e necessario per compiere il percorso dalla prima alla seconda, monitorando e aggiornando man mano tutti i punti di questo processo. Un processo che deve essere rigoroso ma non rigidamente predeterminato.

Lo scopo della formazione è quello di essere funzionale e compatibile con gli obiettivi, con le persone ed il contesto. Riconosciuti o ignorati, valorizzati o esclusi, l’impegno, i dubbi, le aspirazioni, le caratteristiche, le aspettative, le emozioni, i valori, le convinzioni e le esperienze individuali fanno strettamente parte del processo, rispetto al quale proporremo ulteriori “contributi” nei prossimi mesi/articoli.


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