LA NUOVA AGENZIA PER LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

LA NUOVA AGENZIA PER LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

Uno degli ultimi provvedimenti del jobs act, approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri, riguarda una complessiva riforma di politiche attive, e servizi per il lavoro.

Tale decreto legislativo prevede la costituzione di una nuova agenzia di carattere nazionale, l’ANPAL (agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), che sarà il punto cardine per la nascente Rete nazionale per i servizi di politiche del lavoro.

La costituzione dell’ANPAL non graverà sulle finanze pubbliche, in quanto il personale che animerà l’agenzia sarà prelevato in parte dal ministero del lavoro, e in parte dall’ISFOL.

La ratio di questo intervento è quella di creare un nuovo soggetto che faccia da guida e coordinamento per tutti gli operatori di mercato del lavoro che agiscono sul territorio nazionale, in modo da far muovere il sistema intorno a linee di indirizzo e obiettivi, condivisi e fissati per tutto il paese.

Il sistema che nascerà intorno a questo nuovo intervento prevedrà la creazione di un albo di soggetti accreditati a svolgere attività in materia di politiche del lavoro, l’istituzione di un sistema informativo nazionale, e la creazione del fascicolo elettronico del lavoratore, in un’ottica di garanzia degli standard qualitativi, efficienza ed efficacia dei servizi offerti, e monitoraggio continuo dei risultati.

Diretta conseguenza di questo intervento, sono la revisione dei contributi di sostegno al reddito, per disoccupati o lavoratori in situazione di difficoltà, con l’istituzione di nuove categorie come “disoccupato parziale” o “lavoratore a rischio di discoccupazione”, e l’ideazione dell’assegno di ricollocazione (sul modello delle DOTI, già in uso in alcune regioni d’Italia), per l’accompagnamento alla ricerca di occupazione.

Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di trasformare le politiche del lavoro partendo da livello nazionale, con un forte impulso all’integrazione fra pubblico e privato, e con la volontà, in questo caso di unificare tutto il mercato sotto regole comuni.

La speranza che riponiamo in questo provvedimento è che non si tratti della mera creazione di una sovrastruttura che vada a sovrapporsi a quelle già esistenti, e che porti ad una ulteriore frammentazione delle idee e delle regole in gioco, ma che possa davvero fare da raccordo fra gli attori del mercato del lavoro per concorrere alla generazione di un sistema di welfare con l’individuo e i suoi bisogni al centro dell’attenzione.

Allo stato attuale, visti i numeri della disoccupazione sul territorio nazionale, in particolare quella giovanile, e lo stato di precarietà che vivono molti lavoratori le cui aziende non sempre possono garantire continuità occupazionale, si impone l’avvio di un processo serio e ragionato per la creazione di percorsi che permettano alle persone di orientarsi, qualificarsi o riqualificarsi in modo da essere sempre più ricettivi e spendibili nel proprio mercato di riferimento.

Dal nostro punto di vista la formazione è la via maestra per raggiungere questi obiettivi, e l’unico strumento possibile per rinforzare in modo decisivo la competitività delle imprese, e la competenza degli individui.

Perché sia il centro di questo nuovo processo di cambiamento, però, occorre che alla formazione vengano concessi i congrui finanziamenti, attraverso tutti i canali possibili (fondi europei, strutturali o diretti, progetti territoriali, fondi interprofessionali), senza preclusioni e senza distrazioni verso altri obiettivi. Occorre investire per crescere.

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