I freelance e la formazione continua in Italia

In un recente lavoro sul rapporto tra formazione continua e permanenza nel mercato del lavoro (S.Iammartino, 2018) si dimostra che i lavoratori formati hanno più probabilità di restare all’interno del mondo del lavoro di quanto non ne abbiano i lavoratori non formati nelle Regioni del Sud Italia. La stessa cosa non avviene nel Nord del paese, dove la differente capacità dei diversi contesti produttivi è ricorrere frequentemente a professionalità e competenze esterne all’azienda.

Dal punto di vista economico il freelance, il consulente o il professionista, partecipa ai processi di creazione del valore all’interno della value chain e la sua figura si rivela strategica nei processi di innovazione, o addirittura determinante, come nel caso delle PMI.

L’idea di estendere l’accessibilità alla formazione finanziata a tutti i lavoratori, a prescindere dalla posizione contrattuale e previdenziale sembra essere una soluzione in grado di rispondere con efficacia a quelle che si prevedono essere le trasformazioni del mercato del lavoro, nel breve e medio periodo, legate all’introduzione del digitale e i processi di sostituzione o di integrazione del lavoro dell’uomo con il lavoro delle macchine.

In Italia la formazione continua, come è noto, è finanziata dai fondi Interprofessionali e dal Fondo sociale Europeo (FSE). Entrambe le misure rispondono alle raccomandazioni dell’Unione Europea di favorire l’empowerment delle risorse umane.In particolare il Fondo Sociale Europeo sembra oggi essere impiegato per finanziare progetti “complementari” a quelli finanziati dai fondi interprofessionali.

Chi rimane fuori?

I lavoratori atipici ed i lavoratori non subordinati restano esclusi dalla formazione finanziata con i fondi Interprofessionali. I lavoratori atipici, l’esercito delle partite IVA, gli iscritti alla gestione separata dell’INPS ed i professionisti senza albo professionale in alcuni casi hanno l’opportunità di accedere ai bandi finanziati dal fondo sociale europeo.

La natura del fondo sociale europeo e la gestione affidata alle Regione determina una evidente eterogeneità nelle azioni finanziate, motivata dalla necessità di contestualizzare le misure nei territori ma rendendo difficile immaginare livelli elementari di prestazioni omogenei sul territorio nazionale. Le regioni hanno competenze esclusive in tema di formazione e di lavoro, per cui è possibile rintracciare nel quadro complessivo solo una tendenza dell’azione legislativa verso una complementarietà del FSE con quello dei fondi privati. Si assiste oggi ad un “sistematico allargamento della platea dei destinatari” che comprende “oltre ai dipendenti anche i titolari e soci di impresa, i liberi professionisti, gli autonomi in genere (Fonte Anpal). 

Ricerca a cura di CENSIP, con la collaborazione di FederFormazione e dei Tutor del progetto Start4Up di OPLÀ
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